domenica 9 ottobre 2011

Poeti del Cilento: GINO VIVOLI

IL FICO



La gente del borgo

era orgogliosa e raggiante

perché poco lontano viveva un fico

che sembrava un gigante.



Ho chiesto alla gente

che viveva nella borgata

e tutti dicevano che il fico

c’era sempre stato.



Tutti lo amavano

come un monumento nazionale

anche perché a loro

non faceva alcun male.



Quando la calura era soffocante

sotto il suo fogliame

trovavano frescura

il paesano e il viandante.



Quando ero ragazzo

ricordo con tristezza

perché di quel ficone

avevo fatto la mia fortezza.



Tutta la gente

che passava da quel posto,

era consuetudine

fare una piccola sosta.



Dopo essersi rinfrescati

un pochettino

ognuno di loro riprendeva

il suo cammino.



Su quel fico gli uccelli

venivano a mangiare

e quando arrivava la sera

venivano a riposare.



A tutti quell’albero

era importante,

agli uomini, agli uccelli,

al viandante.



La natura con l’uomo

è stata molto benevole

E larga di mano, ma purtroppo

quasi mai ce ne accorgiamo.



Ancora una volta l’uomo

fa il suo corso

E per quel fico oramai

non c’era più posto.



Quando si dice d’essere

nato sfortunato…

Il povero fico doveva cedere

il posto all’autostrada.



La gente del borgo

era furiosa e indignata,

nessuno voleva

quell’inutile autostrada.



Eran tutti decisi

anche alla violenza,

che di quel fico nessuno

voleva restar senza.



Su sa che l’uomo,

per il suo tornaconto,

non ci pensa

né poco né tanto.



Una brutta mattina,

senza preavviso,

quell’albero gigante

era stato già reciso.



Per l’aria si diffondeva

un odore di segatura,

ma si sa che con l’uomo

si cozza contro un muro.



Gente,

ma fermatevi un momento,

il tempo Iddio ce l’ha dato

in cambio di niente.



Certo ne abbiamo combinate

alcune senza fondo

che questo pianeta

non mi sembra ormai più tondo.



Siamo eredi

di un mondo senza freni

e tutti quanti

siamo responsabili più o meno.



Quello che il Signore

non ci perdona mai,

è che abbiamo ridotto

il mondo come un letamaio.



Se ci fermassimo solo per un momento

ad ammirare la natura ed il creato,

ci accorgeremmo

di quanto abbiamo sbagliato.



Ora per quella autostrada

le macchine volano come il vento,

ma di quel fico

nessuno sa più niente.



Se mai un giorno

rinascerò su questa terra,

in qualche loco, amici miei,

ci penserei un poco.



Gino Vivoli

4 gennaio 2003

*****

L’uomo, ovverosia l’egoismo e l’indifferenza.


sabato 8 ottobre 2011

hAI MAI GUARDATO NEGLI OCCHI TO FIGLIO?

HAI MAI GUARDATO NEGLI OCCHI
TUO FIGLIO ?



Essere ricchi lo si può essere in due modi: materialmente e spiritualmente o anche moralmente che dir si voglia. Questo è uno scritto da considerarsi un “fuori programma”. Uno di quegli scritti che ti frullano nella testa all’improvviso e proprio all’improvviso decidi di farne un “file”. Si dice spesso che oggigiorno i valori sono stati sovvertiti. Ma non è vero! La storia, anche quella dei libri in uso nelle scuole medie, ci dimostra come, attraverso i secoli, è cambiato il genere dei valori materiali, morali e civili del cittadino qualsiasi, ma non è mai cambiato il sistema politico – sociale. Nell’antica Roma esistevano i falsari, le prostitute, i camorristi, i parassiti, i politici corrotti, i violenti, i martiri ed i falsi religiosi, i buoni ed i cattivi, quelli che camminavano a piedi nudi e quelli che avevano la veloce biga tirata da cavalli di razza, purosangue. Nel Medio Evo il mondo ecclesiastico ebbe vicissitudini molto discutibili, mentre nel Rinascimento le cose cambiarono ( alcune in meglio, altre in peggio). Tralasciamo il ‘700, l’800, l’epoca fascista, l’instaurazione delle Repubblica, la Costituzione, ed arriviamo ai nostri giorni. Siamo agli inizi del secondo decennio del terzo millennio. Cesare, Bruto, Cicerone ed i martiri cristiani sono solo un ricordo storico. Come pure Spartaco, rievocato recentemente a Giungano. Le rievocazioni sono utili per ricordare le radici, per fare folklore, per incentivare la sagra dei fagioli, della trippa o della “crapa vulluta”. Ci sta sempre, e comunque, qualche storico locale che scriverà e presenterà con un personaggio famoso, tratto dal mondo della politica, della cultura, dello sport o dello spettacolo, in massima parte televisivo, che ingigantirà l’evento. Il quale verrà ulteriormente ingigantito dopo aver scolato una intera bottiglia di primitivo del Cilento, coniata appositamente per la sagra in oggetto.

In tutto questo parapiglia storico e geografico, ci sta un elemento comune: la morale. La mia non è di destra né di sinistra, non è laica né cattolica, di uomo del nord oppure di uomo del sud. Di padre…Semplicemente di padre. Guardare negli occhi i propri figli significa far capire che quando si siedono a tavola, mangiano pane condito col sudore della fronte dei genitori, quando sono piccoli, e loro, quando sono grandi, autosufficienti, lavoratori in qualsiasi settore: impiegatizio, dirigenziale, industriale, commerciale, artigianale, manovale. Il lavoro è dignitoso solo se si fa in maniera dignitosa. In parola povere senza truffare o imbrogliare il prossimo, senza truffare o imbrogliare lo stato, visto come insieme di cittadini che hanno molte cose in comune. Talvolta – disgraziatamente – il cattivo esempio viene proprio da coloro che dovrebbero dare il buon esempio alla collettività di qualsiasi collocazione, di qualsiasi grado, di qualsiasi produttività. Noi non lavoriamo solo per noi, ma anche per quelli che verranno: i figli, i nipoti, i pronipoti, per chi li vedrà, e per tutti quelli che verranno dopo di noi. Guardare negli occhi il proprio figlio significa avere il coraggio di tramandare una eredità morale che va oltre quella materiale. Certamente che palazzi, terreni ed auto di grossa cilindrata sono agognate ed auspicate dai novelli eredi. Ma quando l’elemento di substrato è fasullo, modellato su schemi disonesti per non dire illeciti o addirittura illegali, all’atto della “transazione” come si può guardare negli occhi l’erede di una grossa ricchezza materiale assemblata con metodi a dir poco disonesti? Non sto parlando del lavoratore che si assenta per andare a raccogliere le ulive o dell’impiegato che manda il certificato medico per assentarsi per due giorni dal lavoro perché ha un leggero mal di testa, o del giovane che si assenta per quasi un’ora dalla sua scrivania per incontrarsi nel corridoio con la fidanzata. Parlo di grossi malfattori, grandi evasori fiscali, speculatori dell’edilizia, camorristi e mafiosi vari, sfruttatori della prostituzione, trafficanti di stupefacenti, strozzini. Per questo, quando un uomo politico, per TV, dice che si deve chiudere per sei mesi la cartoleria che non ha fatto la ricevuta fiscale di 10 centesimi per una fotocopia, significa solo che egli non ha capito niente! Quando c’è il raffreddore basta un’aspirina, ma quando il male è grande occorre il ricovero in ospedale. In conclusione, i disonesti ci sono sempre stati e ci saranno sempre, ma non bisogna tenere in pari considerazione il morto di fame che ruba un panino in un supermercato ed il potente uomo politico e il miliardario imprenditore che rubano o evadono somme che si scrivono con parecchi zero. Guardare negli occhi il proprio figlio significa gettare per lui le basi per una società equa e giusta, dove tutti possono mangiare ogni giorno, anche se ci sarà chi mangerà un panino con la mortadella e chi il caviale. Prima l’eredità morale e poi quella materiale. Solamente con questa prospettiva possiamo guardare ad un mondo migliore. Incominciando a guardare i nostri figli negli occhi: con onestà, con orgoglio e con la convinzione che continueranno sulla strada indicata dai genitori.



Catello Nastro



PUBBLICATO SUL N° 36 DELL’8 OTTOBRE 2011

DI “UNICO SETTIMANALE” DI PAESTUM



domenica 2 ottobre 2011

Contursi

Contursi

CENTO ANZIANI DI AGROPOLI ALLE TERME DEL TUFARO



Per il quarto anno consecutivo il gruppo “Solidarietà Anziani “ ha scelto le TERME DEL TUFARO di Contursi per le cure prescritte. Dal 19 settembre al 1 ottobre, in due pullman gran turismo, che partivano ogni mattina dei giorni feriali, alle ore 7,30, da piazza Monsignor Merola di Agropoli, davanti al “Centro Sociale Polivalente città di Agropoli” per arrivare dopo meno di un’ora alle modernissime ed attrezzate Terme del Tufaro, provviste di una organizzazione a dir poco eccellente, con ampie sale d’attesa e dove gli attempati ospiti ogni mattina hanno potuto fare le terapie consigliate dai medici di base e confermate dai medici di controllo alle Terme. Per occupare l’attesa per il proprio turno, una lettura comodamente seduti nelle varie sale, una passeggiata tra il verde della struttura per respirare un poco di aria salubre. Durante il tragitto la signora Maria Croce ha coordinato le preghiere del mattino, il fine dicitore Leonardo Fiordilino ha declamato il repertorio del grande Totò, recitando anche composizioni del grande artista napoletano non molto note al pubblico degli ambulanti ascoltatori. Durante il tragitto, il professore Catello Nastro, membro del comitato direttivo del Centro Sociale Polivalente della cittadina capoluogo del Cilento ha intrattenuto i viaggiatori dissertando sull’importanza della socializzazione nella terza età e sull’opera di solidarietà effettuata, a volte inconsciamente, verso quegli anziani, spesso soli, che riescono a vincere la loro solitudine a contatto con coetanei disponibili al contatto sociale. Sabato 1 0ttobre 2011 ultimo giorno di terapie, si è pensato anche a sollazzare lo stomaco con un pranzo a cinque stelle a base di carne e di pesce fresco, il tutto è stato concluso con il consueto pellegrinaggio al Santuario di S.Gerardo, per seguire le funzioni religiose e visitare il mercatino caratteristico. Al ritorno a casa tutti felici e contenti per le due settimane trascorse fuori e pronti per ripartire per la prossima gita organizzata da una delle tante associazioni del territorio o da gruppi spontanei di cittadini che non si possono permettere il lusso di fare il viaggetto “fuori porta” con l’automobile. Appuntamento all’anno prossimo alle TERME DEL TUFARO di Contursi nel quale si è sempre accolti con simpatia, professionalità, organizzazione capillare, Vive congratulazioni agli organizzatori ed al titolare delle TERME DEL TUFARO, sempre disponibile ad accontentare la numerosa utenza.



Agropolicultura.blogspot.com

sabato 1 ottobre 2011

SALSICCE E FUOCHI PIROTECNICI

SALSICCE E FUOCHI PIROTECNICI

Quale connessione possa esserci tra i due soggetti indicati nel titolo non è tanto facile da spiegare. Ma la mia settuagenaria esperienza mi ha portato a fare subito una prima e netta distinzione: tra i botti causati dai bombardamenti e quelli causati dai fuochi pirotecnici alla festa del Santo Patrono del paese. Ad Agropoli, città del Cilento antico, dove vivo da alcuni decenni, i Santi sono parecchi. Ognuno ha la sua bella chiesa che accoglie i fedeli e dove si celebrano battesimi, prime comunioni, matrimoni e funerali. Un servizio per la cittadinanza dei credenti dalla nascita alla morte corporale. Sopra Agropoli, nel centro storico o città alta, ci sta la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Patroni del paese, nella quale il 16 maggio di quarantuno  anni fa, cioè nel 1970, convolai a giuste nozze con mia moglie che sta già dormendo da due ore, mentre io soffro d’insonnia notturna. Sempre nel centro storico, prospiciente sul mare, la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, Patrona e protettrice dei pescatori, non di frodo, naturalmente. Dirimpetto la chiesa di San Francesco, con l’antico convento, sulla strada che porta a Trentova. Poi ci sta la Chiesetta della stazione, quella del Sacro Cuore, che ricorda la bellissima figura di Padre Giacomo e di Don Alfonso, che ebbi l’onore di avere come collega insegnando a Capaccio. Al centro della città la Chiesa della Madonna delle Grazie e nelle due estreme periferie la Chiesa della Madonna del Carmine e quella di Sant’Antonio che mi sembra sia la più recente. Dopo questa ampia introduzione…ecclesiale, avendo omesso le chiese minori, aggiungiamo che tutte queste comunità di devoti, almeno una volta l’anno, fanno una festa. Suoni, cantanti, bancarelle e…fuochi artificiali. Non si bada a spese. Il contributo dei credenti va in…fumo. Ed una volta a Trentova anche in fiamme che per poco non si sfiorò la tragedia. I fuochi di nuova generazione, al fosforo, mi sembra, quando vengono sparati “abbascio a marina”, vicino al porto, cadono sulle acque del mare e poi esplodono. I pesci, ricordando lo sbarco alleato del 1943, si vanno a rifugiare sotto gli scogli, sotto le barche e qualcuno sotto la sabbia. Sono sani come un pesce, ma dopo i fuochi si ammalano, e dalla muta passano direttamente alla mutua. Verso l’una e mezza di notte, indigeni e villeggianti, ospiti del nostro paese, volgarmente definiti bagnanti, proprio perché vengono ad Agropoli per fare i bagni, dopo il finale fanno l’applauso ai fuochisti per la loro bravura. Inutile aggiungere che anche i fuochi pirotecnici, come i pelati, vengono spesso dalla Cina. Ma in tempo di globalizzazione, con la botta, diventano napoletani pure loro, come la pizza margherita. Per fare festa alla festa si spendono ogni anni migliaia e migliaia di euro solo per fare contenti gli amanti dei fuochi pirotecnici, i nottambuli, quelli che della festa del Santo Patrono gradiscono solo i fuochi pirotecnici, le bancarelle, il torrone o la cantante famosa sul palco della piazza o del porto che per aver cantato una dozzina di canzoni, spesso registrate, percepisce altre migliaia di euro. A questo punto la domanda al solito lettore attento ed oculato, sorge spontanea: “ La Spiritualità dove sta???” Non si sa. Sia ben chiaro che non si sa nemmeno dove ai fuochi artificiali preferivano il barbecue con la salsiccia o la bistecca, con un bel panino, il tutti annaffiato con un bel bicchiere di vino. Uno alla volta, senza contare la somma totale. Per digerire: la balera, con l’orchestrina del paese composta da una fisarmonica, una chitarra, una batteria e, magari, anche un cantante di quelli non famosi che vanno alle feste anche solo per devozione. E dove avveniva tutto questo? Nel comune di S.Francesco al Campo, dedicato al Santo Poverello d’Assisi. In provincia di Torino, nel Canavese, dove ho insegnato per circa quindici anni, proprio sotto la pista di decollo dell’aeroporto di Caselle, dove gli aerei passavano, in fase di decollo, a bassa quota e quindi potevano anche essere disturbati dai fuochi artificiali. Annoto, per il lettore pignolo, che questo avveniva anche per molti paesi del Piemonte sprovvisti di aeroporti e pista di decollo. Ho deciso di scrivere questo articolo proprio perché la settimana scorsa è esplosa una fabbrica di fuochi artificiali causando morti e feriti. Un lavoro senza dubbio pericoloso fatto da appassionati di fuochi artificiali che saranno senza dubbio degli artisti veri e propri nel loro mestiere. Ma mettono a repentaglio la loro vita solo per portare a casa uno stipendio dignitoso, guadagnato onestamente, ma rischiando sovente la vita per un lavoro – divertimento, per i fruitori finali. Quando leggo queste notizie mi rattristo. Sono di origini napoletane e Napoli è la città principe nel genere. Ma, in conclusione penso, che se anche nella città partenopea i botti ( famosi quelli di capodanno che spesso procurano morti e feriti) venissero sostituiti dalla salsicciata o, in alternativa, dalla pizza, e da un buon bicchiere di vino di Gragnano, i risultati sarebbero meno pericolosi, faciliterebbero la socializzazione, affratellerebbero i popoli, anche se qualche fanatico dei “botti di capodanno” si asterrebbe dal festeggiare. Fino a qualche anno fa plaudivo ai fuochi artificiali, poi sono passato ai fuochi del barbecue con la grigliata di carne, adesso, a settanta anni, sono passato alla preghiera, alla solidarietà ed alle opere di bene nei confronti del prossimo che ha più bisogno d’amore che di botti.

Catello Nastro


PUBBLICATO SULL N. 35 DEL 1 OTTOBRE 2011
DI “UNICO SETTIMANALE” DI PAESTUM



venerdì 23 settembre 2011

" I bianchi per caso" ad Agropoli

“I BIANCHI PER CASO” IN CONCERTO

AL CASTELLO DI AGROPOLI





Giovedì 22 settembre 2011, alle ore 18,30, singolare concerto di canzoni napoletane al Castello di Agropoli. L’iniziativa è partita dalla locale AUSER cittadina, che ha come presidente la Preside prof.ssa Elvira Lo Bascio, donna sensibile ai problemi della solidarietà nella terza età. Direttrice del gruppo canoro, la professoressa Marisa Fiorentino, che ha coordinato e diretto lo spettacolo con particolare maestrìa. Alla chitarra Andrea Anonimo, cantante e musicista oramai noto a livello nazionale, al mandolino Tommaso Sollazzo che ha evidenziato particolare bravura col difficile strumento a corde, oramai emblema della musica napoletana, cantanti solisti Mariano Barilari e Mimmo Rizzo, naturalmente oltre ad Andrea Anonimo che si è esibito nel migliore repertorio classico napoletano. Il coro era composto da: Maria Croce –Caterina Messano – Brigida Giuliano – Teresa Rocco – Maria Fiordilino – Palmina Zenna – Emma Vecchione – Rosetta Giordano – Anna Petta – Marcella Proietti – Tina Petrillo – Silvana Liguori – Anna Santomauro. Presentatrice della serata Marisa Fiorentino che ha mostrato enorme dimestichezza nel condurre avanti uno spettacolo il cui supporto tecnico non era all’avanguardia ed il palco capace di contenere venti persone, un leggio ed un microfono con asta più uno mobile. Comunque gli applausi finali e la soddisfazione degli spettatori hanno sancito la piena riuscita della manifestazione nella “sala dei Francesi” gremita in ogni ordine di posti. Da notare la presenza del Sindaco Franco Alfieri e dell’Assessore alla Identità Culturale Franco Crispino. Molto significativa la presenza di un ospite veramente straordinario, lo scrittore dottor Edoardo Giuliano, con una performance originale sulla cultura napoletana e quella cilentana. Buona parte degli artisti…ultraventenni presenti sul palco erano di origini partenopee. Alla fine dello spettacolo, durato quasi due ore, il successo pieno è stato sancito dal caloroso, sonoro a prolungato applauso della sala gremita di fans non solo della terza età, ma anche di giovani appassionati del repertorio napoletano classico. Prossimo appuntamento, il 2 ottobre, in occasione della Festa dei nonni, con sede da destinarsi. Le più vive congratulazioni ai promotori, agli organizzatori ed agli artisti, più che maggiorenni, per la bellissima serata.



Catello Nastro

domenica 4 settembre 2011

Omaggio a Peppino Volpe

PEPPINO VOLPE



Chi era Giuseppe Volpe, o per meglio dire, Peppino, come lo chiamavano gli amici? Non era un politico, o un grosso imprenditore o addirittura un eroe. Era un semplice artigiano che amava la famiglia, il lavoro, il Cilento e la poesia. Ha scritto alcuni libri dedicati tutti al Cilento in dialetto cilentano, che egli riteneva quasi la lingua madre. Uomo onesto, laborioso, attaccato ai vecchi e nobili canoni degli avi, studioso di storia e letteratura, partecipante alla guerra mondiale, ritornato nella sua città natale, ha dedicato il suo tempo, negli ultimi anni di vita alla famiglia. Essi hanno ricevuto una grossa eredità morale che a loro volta hanno tramandato ai figli. E per questo ho avuto il piacere di portare avanti, assieme ad altri amici ed estimatori del compianto Peppino Volpe, la proposta di intitolare una piazzetta a quest’uomo semplice ma nello stesso tempo grande, perché i grandi uomini portano avanti grandi esempi.

Non voglio raccontare la sua biografia, ma voglio solamente annotare la sensibilità dell’amministrazione comunale di Agropoli, nella persona del sindaco avvocato Franco Alfieri e dell’assessore alla identità culturale dottor Franco Crispino e far presente che Peppino Volpe è ancora vivo tra noi proprio perchè fa parte della nostra identità culturale.



Antonio Infante

mercoledì 31 agosto 2011

La poesia semplice di Silvia Del Galdo

Ostigliano

EDITO IL LIBRO “POESIE SEMPLICI” DI SILVIA DEL GALDO



E’ uscito proprio in questi giorni, e precisamente il 31 agosto 2011, il libro intitolato “POESIE SEMPLICI” di SILVIA DEL GALDO nativa di Ostigliano ma da anni residente a Milano, con le edizioni deella “Libera Università Internazionale di Arte, Lettere, Musica e Storia onlus di Agropoli. In oltre sessanta pagine, in decorosa ma elegante veste editoriale, l’autrice personalizza i suoi affetti ed i sentimenti in versi musicalmente ritmati in questo volumetto che è il tredicesimo della collana letteraria “Il Cilento nuovo” diretta da Mario De Pascale, Antonio Infante e Catello Nastro. Questi due ultimi hanno curato la stampa del libro e fatto la presentazione. Antonio Infante ha scritto:” Leggendo i versi, definiti “semplici”, di Silvia del Galdo, si nota subito l’esaltazione degli antichi valori cilentani e non solo. La religione, l’amore, la solidarietà, la fine della vita nella visione francescana, la famiglia intesa come focolare ed elemento, quindi, di unione affettiva, di coesione sociale, che sfocia in un rapporto sublimato dal grado di parentela, dal vivere inteso come condivisione di gioia e dolore, dialogo di cose importanti e nello stesso tempo minute o addirittura transitorie. Nella collana letteraria “Il Cilento nuovo”, diretta dall’amico Catello Nastro, da Mario De Pascale e dallo scrivente, volutamente ci siamo dedicati a poeti e scrittori emergenti. Prossimamente daremo vita anche alla pubblicazione di monografie, cataloghi ed antologie di pittori e scultori, arricchendo, appunto, il nostro studio introducendo l’arte figurativa che proprio in questi ultimi sta dando segno di notevole risveglio, assidua ricerca di nuove espressioni artistiche, successi che onorano il Cilento in Italia e nel mondo. La cilentana Silvia Del Galdo, che vive a Milano da parecchi anni esprime, nelle sue semplici composizioni messaggi personali che diventano addirittura cosmici. L’amore si può cantare in una poesia, un racconto, un libro, una canzone, un’opera pittorica o scultorea. Silvia Del Galdo lo fa attraverso poche righe ritmate alla maniera classica, con un compiacimento personale, semplicemente, senza fronzoli o ricercatezza di vocaboli altisonanti. Giustamente l’amico Catello Nastro ha parlato di “POESIA SEMPLICE DI SILVIA DEL GALDO”. (Antonio Infante). Anche Catello Nastro ha commentato i versi della poetessa di Ostigliano ma operante a Milano già da molti anni. “Quando non si hanno velleità letterarie, o quanto meno presunte tali, la poesia semplice assume un aspetto diverso. Di onestà dell’espressione, della composizione, della stampa, della divulgazione e richiede, quindi, anche onestà di giudizio. Per scrivere poesie oggi è facile, più difficile è trovare lettori benevoli e di larghe vedute che sanno recepire il messaggio in esse contenuto. Nel panorama letterario esiste una caterva di poeti, o quanto meno presunti tali, che usano paroloni con iperboliche rappresentazioni, quasi sempre astratte, per mettere in mostra il loro scibile culturale. L’innovazione, a questo punto, diventa vero e proprio barocchismo espressivo in versi. Quello che più colpisce, nella poesia di Silvia Del Galdo è la semplicità. Sia delle espressioni, sia dei concetti. In parole povere forma e contenuto vanno di pari passo per portare avanti un discorso genuino, sebbene a tratti scarno, con una metrica classica che non cela ermetismi vari, espressioni a doppio senso, dubbi nell’interpretazione, ipocrisia letteraria vera e propria. Certamente non tutte le liriche contenute in questa raccolta antologica assurgono ad alti valori. Ma alcune, in verità, si elevano al di sopra delle altre, per immagini genuine, quasi ottocentesche. Non facciamo raffronti con poeti del mondo classico o moderno che hanno evidenziato una certa personalità espressiva, ma mettiamo in risalto la linearità delle poesie di Silvia Del Galdo che si accinge a dare alla stampa la sua prima raccolta di versi. Se dovessimo fare un raffronto con l’arte figurativa, dovremmo a forza definire la poetessa milanese di adozione ma cilentana di nascita, una paesaggista, una realista, una riproduttrice di colori reali della natura in un insieme di piani, forme e colori, tenui, chiari, incisivi, ben accostati ed infine leggibili al fruitore della composizione. Abbiamo deciso di ospitare nella collana “Il Cilento nuovo” il volumetto di Silvia Del Galdo, per dare modo a tutti i lettori e gli amanti della poesia in particolare, di gustare, come in una mostra di pittura, tutti questi quadretti, semplici ed accessibili, in un figurativo realista con qualche tendenza al naif. Una pittura primitiva, quasi fanciullesca, ma piena di note musicali lievi ed accessibili, come appunto sono i versi di questa poetessa che si presenta per la prima volta alla stampa di una sua “collezione” di poesie. Non citerò le poesie che mi hanno colpito di più per il loro candore espositivo, per non fare torto alle altre, ma anche per lasciare al lettore un giudizio equilibrato senza interferenze del critico d‘arte questa volta nella veste di critico letterario. Nell’augurare all’autrice un meritato successo, vogliamo ancora una volta ribadire l’importanza della nostra collana letteraria “Il Cilento nuovo” che si prefigge di arrivare alla fine del secondo anno a venti opere pubblicate. Un traguardo difficile ma…non impossibile. (Catello Nastro) Ci congratuliamo con l’autrice e con i promotori della collana letteraria dedicata al Cilento, per le ottime pubblicazioni che stanno riscontrando unanimi consensi anche a livello nazionale.

(Renato Volpi)



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